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Sovranità digitale nel 2026: cosa significa realmente per la vostra prossima Due Diligence

February 26, 2026

Nel 2026, la sovranità digitale è passata dai documenti politici dell'UE alle decisioni quotidiane dei DPO, dei CTO e dei CISO. Nel momento stesso in cui la tua organizzazione condivide le sue informazioni più sensibili - durante un'operazione di fusione e acquisizione, vendita di attività, rifinanziamento o raccolta di fondi - devi porre una semplice domanda: la piattaforma che archivia ed elabora i tuoi dati e la società che la gestisce sono soggette in modo completo ed esclusivo alla giurisdizione europea?

Questo articolo spiega cosa significa realmente la sovranità digitale, perché è importante per le transazioni e come tenerne conto nella tua prossima scelta di piattaforma per le transazioni.

1. Che cos'è la sovranità digitale?

La sovranità digitale è la capacità di individui, aziende e Stati di agire, svilupparsi e prendere decisioni indipendenti e autodeterminate nel mondo digitale, piuttosto che dipendere da fornitori stranieri. La maggior parte delle definizioni di sovranità digitale può diventare molto astratta, ma per i negoziatori e i responsabili della sicurezza si riduce a tre domande.

  • Sovranità dei dati:: chi può accedere ai vostri dati, in base a quali leggi e dove vengono archiviati ed elaborati?
  • Sovranità dell’infrastruttura:: chi possiede e gestisce le infrastrutture sottostanti (data center, cloud stack) e quale giurisdizione può obbligarli ad agire?
  • Sovranità tecnologica: chi sviluppa e controlla il software e l'intelligenza artificiale che elaborano i vostri dati e ci sono servizi o modelli esterni che non potete vedere o governare completamente?

È fondamentale sottolineare che queste domande si applicano sempre sia alla tecnologia che all'entità giuridica che la gestisce: una piattaforma può trovarsi in un data center dell'UE, ma essere comunque controllata da una società non europea soggetta a leggi straniere.

La sovranità digitale nel 2026 significa essere in grado di rispondere a queste domande in modo credibile, non solo per il vostro panorama IT di base, ma anche per strumenti specialistici come le piattaforme che utilizzate per la Due Diligence, le domande e risposte, la revisione dei documenti e la collaborazione nelle trattative. Non si tratta solo di una distinzione teorica. Un caso recente in Francia mostra cosa succede quando l'origine e la giurisdizione della piattaforma entrano in conflitto con le aspettative di sovranità.

Un recente promemoria del Senato francese

La tensione sulla sovranità non è teorica. Nel giugno 2025, durante un'audizione della commissione d'inchiesta del Senato francese sugli appalti pubblici, il responsabile degli affari legali e pubblici di Microsoft Francia ha riconosciuto che l'azienda non poteva garantire che i dati memorizzati in Francia fossero protetti dalle richieste giudiziarie statunitensi. Alla domanda se Microsoft avrebbe consegnato i dati ospitati in Francia se un giudice americano lo avesse ordinato, ha confermato che l'azienda avrebbe ottemperato una volta esaurite tutte le fasi di revisione interna.

Questa ammissione sottolinea come il CLOUD Act segua il fornitore piuttosto che l'ubicazione del server e perché affidarsi a cloud stack controllati dagli Stati Uniti per carichi di lavoro sensibili come piattaforme di dati sanitari o iniziative di “cloud affidabile” sia diventato così controverso in Francia. Per le operazioni private di M&A, immobiliari e finanziarie, vale la stessa logica: se la piattaforma è soggetta a leggi non UE, il solo fatto di essere “ospitata nell'UE” non garantisce una vera sovranità digitale.

2. Perché la sovranità digitale è una priorità nel 2026?

Episodi come questo sono uno dei motivi per cui la sovranità digitale è salita in cima all’agenda del 2026 sia per i policymaker europei sia per i CIO. Il controllo su dati, capacità di calcolo e infrastrutture cloud è ormai considerato essenziale per la competitività economica, la resilienza democratica e l’autonomia geopolitica. L’UE e le associazioni di settore evidenziano due problemi strutturali:

  • Un numero ristretto di hyperscaler non europei controlla ancora la maggior parte del mercato cloud dell’UE (circa due terzi secondo alcune stime).
  • Carichi di lavoro critici — tra cui settore pubblico, servizi finanziari e industrie strategiche — funzionano spesso su piattaforme soggette a legislazioni straniere.

In risposta, stiamo osservando:

  • Un’accelerazione degli investimenti nelle iniziative di “sovereign cloud”, con una crescita significativa prevista nei prossimi anni.
  • I principali provider statunitensi che annunciano offerte di EU-sovereign cloud, gestite da entità europee con controlli più rigorosi.
  • Raccomandazioni ai CIO e ai CISO affinché considerino la sovranità come parte integrante della resilienza digitale e della strategia cloud, piuttosto che come un tema di compliance di nicchia.

Per settori ad alta intensità di transazioni e/o riservatezza — M&A, real estate, private equity, banking, energia e persino difesa — questo cambiamento riguarda direttamente il luogo in cui vengono archiviati e condivisi i dati più preziosi: la data room.

3. Il contesto legale: CLOUD Act, GDPR e Schrems II

Una delle ragioni principali per cui la sovranità è diventata così urgente è il conflitto tra le norme europee sulla protezione dei dati e le leggi extraterritoriali straniere.

  • Il CLOUD Act statunitense consente alle autorità USA di obbligare i provider sotto giurisdizione statunitense a consegnare dati in loro “possesso, custodia o controllo”, indipendentemente da dove tali dati siano fisicamente archiviati.
  • Il GDPR (in particolare l'articolo 48) e la sentenza Schrems II della Corte di Giustizia dell’UE impongono condizioni rigorose sull’accesso straniero ai dati personali europei e hanno evidenziato preoccupazioni riguardo ai poteri di sorveglianza statunitensi ritenuti sproporzionati.

In pratica ciò significa che:

  • Utilizzare un provider cloud o SaaS con sede e controllo negli Stati Uniti può creare una tensione strutturale: potrebbe essere obbligato a rispondere a ordini delle autorità USA, anche per dati conservati in data center europei.
  • “Hosted in EU” non è più sufficiente se il provider non è europeo o se instrada i dati attraverso sub-processor non europei.

Per operazioni ad alto valore con documentazione confidenziale e informazioni sugli investitori, non si tratta di un rischio teorico. Incide direttamente sulle piattaforme utilizzate per due diligence, Q&A e archiviazione post-deal.

4. Perché questo è rilevante per la tua prossima transazione

Durante una transazione non si caricano semplicemente dei PDF: si espongono di fatto le informazioni più riservate della propria organizzazione o di quella dei clienti a una piattaforma di terze parti.

I flussi di lavoro tipici sono questi:

  • Si centralizzano tutti i materiali di due diligence in una data room su una piattaforma di deal management: bilanci, contratti, report regolatori e tecnici.
  • Acquirenti, finanziatori, consulenti legali e advisor collaborano, pongono domande e lasciano note.
  • Si utilizzano spesso strumenti di chat e collaborazione integrati per chiarire questioni e condividere link.
  • Alla chiusura dell’operazione, lo stato “congelato” della data room viene archiviato per finalità legali e regolatorie, digitalmente o tramite USB.

In ogni fase emergono questioni di sovranità:

  • Il provider della piattaforma è stabilito e controllato in Europa, oppure è esposto a legislazioni extraterritoriali come il CLOUD Act, anche se utilizza server europei?
  • Le comunicazioni legate al deal sono integrate nella piattaforma di data room oppure utilizzate strumenti soggetti a giurisdizioni non europee, introducendo ulteriore esposizione transfrontaliera?
  • Eventuali funzionalità di AI per ricerca, traduzione o analisi documentale sono gestite da provider esterni o servizi hyperscaler che non possono essere completamente auditati?

Se la risposta onesta è “non lo sappiamo” oppure “sì, sono basati negli USA”, allora è probabile che la prossima transazione venga gestita con strumenti non allineati alla direzione della sovranità digitale europea.

5. Perché l’origine della piattaforma conta più della posizione dei server

Per molti anni la domanda standard durante la due diligence tecnologica era: “I nostri server sono nell’UE?” Nel 2026, pur restando rilevante, non è più la domanda decisiva. Quella più importante è: “Sotto quale legislazione opera realmente la nostra piattaforma?”

Le analisi più recenti sul sovereign cloud identificano due modelli operativi principali:

  • Un Modello di isolamento completo UE, in cui il provider è interamente posseduto, gestito e regolato nell’UE. Drooms è un esempio primario di questo modello.
  • Un Modello sovereign con guardrail, in cui provider cloud non europei offrono regioni specifiche UE con controlli aggiuntivi, ma restano sotto una società madre non europea.

Entrambi possono avere un ruolo in una strategia cloud più ampia. Tuttavia, per carichi di lavoro altamente sensibili come piattaforme di transazione e data room, il modello di isolamento completo UE offre tre vantaggi:

  • Nessuna esposizione primaria a leggi straniere di sorveglianza o divulgazione.
  • Analisi legale più semplice per DPO e consulenti: un unico regime giuridico principale invece di sovrapposizioni normative.
  • Segnale più chiaro verso regolatori, investitori e controparti sulla propria gestione del rischio.

La posizione dei server resta importante, ma nel 2026 la sovranità riguarda soprattutto origine della piattaforma, struttura proprietaria e controllo dello stack tecnologico, non solo il codice postale del data center.

6. Passi pratici: integrare la sovranità digitale nel playbook delle operazioni

Se stai pianificando una transazione nei prossimi 12–18 mesi, ecco alcune azioni concrete per integrare la sovranità digitale nel processo.

6.1 Inserire la sovranità nella RFP e nelle checklist

Aggiungi domande esplicite per qualsiasi piattaforma di data room o deal management che stai valutando:

  • Dove ha sede la vostra azienda e sotto quali giurisdizioni operate?
  • Siete posseduti o controllati da entità non UE?
  • Dove si trovano i vostri data center principali e di backup? Chi li possiede e li gestisce?
  • Utilizzate sub-processor non europei?
  • Come viene addestrata la vostra AI? È sviluppata internamente?
  • Come gestite richieste governative o delle autorità provenienti da fuori dell’UE?

6.2 Considerare l’AI parte dell’architettura di sovranità

Se stai iniziando a utilizzare l’AI nella due diligence — tramite assistenti integrati nella piattaforma o strumenti esterni — trattala come parte della tua postura di sovranità, non come un semplice add-on. Domande chiave:

  • Dove viene eseguita effettivamente l’AI (quale cloud, quale regione)?
  • I dati vengono inviati a modelli esterni o utilizzati per addestrarli?
  • Puoi dimostrare, se richiesto da regolatori o controparti, che la due diligence potenziata dall’AI rispetta gli standard europei di protezione dei dati e sovranità?

Nel 2026 molte organizzazioni stanno capendo che “AI ovunque” è incompatibile con “controllo da nessuna parte”. Il modello vincente è un’AI sviluppata internamente e integrata in una piattaforma sovrana e ben governata, come Drooms.

7. Guardando avanti: il 2026 come punto di svolta

Molti osservatori del settore ritengono che il 2026 sarà un anno decisivo per le ambizioni europee di sovranità tecnologica, soprattutto nel cloud e nell’AI. Nuove iniziative UE — come un possibile Cloud and AI Development Act, regole di procurement più stringenti e normative settoriali (DORA, NIS2, AI Act) — spingeranno le organizzazioni a esaminare con maggiore attenzione le proprie dipendenze digitali.

Per i settori con elevata attività transazionale, questa non è solo una questione di compliance, ma anche un’opportunità:

  • Semplificare i processi di deal su una piattaforma pronta per la sovranità digitale.
  • Ridurre l’incertezza legale e il rischio reputazionale legato all’accesso extraterritoriale ai dati.
  • Comunicare a investitori, finanziatori e controparti una storia più forte di fiducia, governance e controllo.

Se prendi sul serio la protezione della tua prossima transazione da giurisdizioni straniere, c’è una sola direzione: utilizzare una piattaforma europea come Drooms.

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